La Tradizione Medievale dei Re Magi

Nel corso dei primi secoli della nostra era furono avanzate numerose e contrastanti ipotesi sulle figure dei Magi. Alcune di esse ebbero maggior fortuna e poco alla volta presero piede nella tradizione, nella letteratura e nella stessa iconografia. Nel Vangelo di Matteo non era chiaramente specificata la provenienza dei Magi, al di là di una generica indicazione “orientale”, e perciò molti autori cristiani fornirono un’indicazione diversa sulla loro provenienza ritenendoli di volta in volta  persiani (come Clemente Alessandrino, Diodoro di Tarso, Cirillo d’Alessandro, Giovanni Crisostomo, Prudenzio), arabi (Giustino e Tertulliano) o babilonesi (Massimo di Torino).

Con molta probabilità, comunque, non erano “re”, come oggi invece comunemente si dice, poiché nessun autore antico (ad eccezione di sant’Agostino) fa cenno alla loro presunta regalità, da considerarsi piuttosto come grande autorità. Anche nelle arti figurative i Magi cominciarono ad essere rappresentati con gli attributi dei sovrani (scettri e corone) solo nel pieno Medioevo, sulla scia evidentemente di una diffusa, ma tarda, tradizione.

Antichissima, invece, e per questo ormai così profondamente radicata, è la credenza che vuole che i Magi prostratisi davanti al Bambin Gesù fossero stati tre. Anche in questo caso il testo evangelico non fa alcun cenno in proposito. E’ logico pensare che quel numero ternario fin dall’antichità sia stato desunto da quello dei doni che essi portarono.

Il primo autore che accetta questa codificazione è Origine, seguito poi da san Leone Magno e da tutti i più autorevoli Padri della Chiesa, mentre sant’Agostino collega simbolicamente i Magi, più che alle loro offerte, alla Trinità stessa. Anche i doni, del resto, furono ben presto interpretati nel loro significato emblematico. Valgono per tutti le parole di Ignazio d’Antiochia, secondo il quale i Magi «recarono Mirra, dovendo il Cristo morire per il genere umano ed essere sepolto; Oro, essendo Egli re, il cui regno non ha fine; Incenso perché egli è Dio e si è manifestato a coloro che non lo cercavano».

Auguri di Buona Santa Pasqua

02/04/2026|

Gentili visitatrici e visitatori, il Museo di Sant’Eustorgio e della Cappella Portinari desidera augurare a tutti voi una serena Santa Pasqua. Un tempo di rinnovamento e di speranza, che accompagna il significato profondo dei luoghi che custodiamo e condividiamo. Il museo resterà aperto anche Lunedì dell'Angelo, 6 aprile 2026. Vi aspettiamo per continuare insieme questo percorso tra storia, arte e spiritualità.

Salire a le stelle

19/03/2026|

In occasione del Dantedì, il Museo di Sant’Eustorgio e della Cappella Portinari propone una serata in cui musica e parola si intrecciano nel segno di Dante. Mercoledì 25 marzo 2026, alle ore 18, la Cappella Portinari accoglierà Salire a le stelle, un percorso tra musica rinascimentale e contemporanea e letture dalla Divina Commedia.

Auguri di Buona Santa Pasqua

02/04/2026|

Gentili visitatrici e visitatori, il Museo di Sant’Eustorgio e della Cappella Portinari desidera augurare a tutti voi una serena Santa Pasqua. Un tempo di rinnovamento e di speranza, che accompagna il significato profondo dei luoghi che custodiamo e condividiamo. Il museo resterà aperto anche Lunedì dell'Angelo, 6 aprile 2026. Vi aspettiamo per continuare insieme questo percorso tra storia, arte e spiritualità.

Salire a le stelle

19/03/2026|

In occasione del Dantedì, il Museo di Sant’Eustorgio e della Cappella Portinari propone una serata in cui musica e parola si intrecciano nel segno di Dante. Mercoledì 25 marzo 2026, alle ore 18, la Cappella Portinari accoglierà Salire a le stelle, un percorso tra musica rinascimentale e contemporanea e letture dalla Divina Commedia.