I Re Magi a Sant’Eustorgio

Il percorso di visita del Museo di Sant’Eustorgio culmina con l’ingresso alla basilica di Sant’Eustorgio, che notoriamente conserva al suo interno le reliquie dei Magi, custodite in una teca sopra l’altare dei Magi, nel transetto destro della chiesa, esposte alla devozione dei fedeli.

Secondo un’antica tradizione i Magi tornarono a Gerusalemme dopo la crocifissione di Cristo e vi morirono martiri. I loro corpi sarebbero poi stati portati da sant’Elena, madre di Costantino, a Costantinopoli, nella chiesa di Santa Sofia. Eustorgio, recatosi a Costantinopoli prima di insediarsi vescovo a Milano, avrebbe poi avuto in dono le reliquie dall’imperatore Costante e le avrebbe trasportate in città in una grande arca marmorea trainata da due buoi che, giunti alle porte di Milano, sarebbero crollati esausti. In questo luogo Eustorgio avrebbe allora deciso di fondare una basilica.

L’evento è raffigurato nella decorazione di un capitello romanico della chiesa.

Nel 1162, durante l’irruzione di Federico I Barbarossa a Milano, le reliquie vennero rubate dall’arcivescovo Rainald von Dassel, cancelliere imperiale del Barbarossa, e portate a Colonia, dove tuttora si trovano, custodite in un prezioso reliquiario.

Per secoli le sacre spoglie furono rivendicate ma solo nel 1903 il cardinal Andrea Carlo Ferrari riuscì ad ottenere pochi frammenti ossei che furono deposti in S. Eustorgio nell’Epifania del 1904.

La grande arca conservata nel transetto meridionale della basilica di Sant’Eustorgio è un manufatto ampiamente rimaneggiato nel corso dei secoli. Di esso sono oggi osservabili solo un prospetto e un fianco, mentre i lati rimanenti sono addossati a un angolo della cappella dei Magi. Le misure della vasca sono davvero imponenti: l’altezza come la larghezza del lato breve superano di poco i due metri, mentre la larghezza del prospetto raggiunge quasi i quattro; lo spessore delle pareti è nel punto di massima espansione di circa 20 cm.

Su una falda del coperchio sono incise una stella cometa e l’iscrizione “Sepulcrum trium Magorum”, ad indicare che l’arca è il contenitore in cui, secondo la tradizione, furono deposti i resti dei Magi.

La forma della cassa e l’articolazione del coperchio riproducono una tipologia nota in età romana medio e tardo imperiale, tuttavia solo la cassa è antica, mentre il coperchio è di manifattura recente, come denota la diversità del materiale utilizzato. Al posto del marmo qui è infatti stata impiegata una miscela di gesso e malta, stuccata di bianco e lisciata per simulare una pietra più preziosa.

Caratteristiche simili all’attuale doveva comunque avere anche il coperchio antico, come mostra la riproduzione dell’arca marmorea sul capitello romanico della chiesa.

La cassa, a pianta rettangolare ma non regolare, è ricavata dalla lavorazione di un unico, enorme blocco lapideo, e non si conserva nella sua interezza. Essa è il frutto di un’operazione di assemblaggio, durante la quale si cercò di ricomporre tra loro diversi frammenti di una precedente vasca andata accidentalmente in frantumi o di proposito ridotta in pezzi.

Infine la collocazione del sarcofago nell’ambito della cappella dei Magi è certamente posteriore alla realizzazione del transetto meridionale e delle sue cappelle ad opera dei Domenicani nella seconda metà del XIII secolo; un codice del 1340 presenta un disegno del sarcofago e della sua collocazione nella chiesa di allora, forse non molto diversa da quella moderna.

La Cappella dei Magi si trova nel transetto destro della basilica ed è formata da due vani affiancati. La parete d’ingresso alla cappella presenta in alto un affresco con l’Adorazione dei Magi, attribuito ad un maestro lombardo di fine Quattrocento.

Nel vano a destra è collocato il sarcofago, nel vano sinistro, sopra l’altare, è collocata invece l’Ancona dei Magi, un trittico marmoreo con formelle cuspidate; in cima a quella centrale si trova un tondo con la Crocifissione, e sopra le laterali due angeli a tutto tondo.

Ciascuna delle formelle del trittico raffigura alcuni episodi evangelici legati alla storia dei Magi. Il primo riquadro raffigura l’avvertimento dell’angelo ai Magi e la loro carovana in viaggio, che si inerpica sui terreni montuosi; al centro l’Adorazione del Bambino, oggi riferita all’ambito di Bonino da Campione, con i Magi al cospetto della Sacra Famiglia, in alto è raffigurata la mangiatoia con il bue e l’asino circondati da angeli musicanti; nel terzo riquadro i Magi sono raffigurati al cospetto di Erode.

Il nostro viaggio attraverso la leggenda dei Magi e le opere custodite nella Basilica di Sant’Eustorgio si conclude con due tele ad opera di pittori anonimi, conservate all’interno della Sala Capitolare del Museo, databili al XVII secolo (la prima al primo decennio del secolo, la seconda al quarto/inizio quinto decennio) che raffigurano l’Adorazione dei Magi.

I due dipinti rappresentano il momento in cui i tre Re Magi, dopo il lungo viaggio al seguito della cometa, si trovano dinanzi alla Sacra Famiglia in adorazione del Bambino. I quadri sono stati finora inediti per coloro che non hanno avuto occasione di visitare le sale del Museo.

  • dante e beatrice

Aspettando il Dantedì

Come Beatrice fece con Dante, voglio portarvi con me a conoscere meglio ciò che lega il poeta fiorentino con la Cappella Portinari e la sua simbologia con il Paradiso, passando per i rami di parentela di questa famiglia che si intrecciano attraverso i secoli.

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